Grano d'Aprile

Vittoria Coppola

Giornata mondiale contro la schiavitù, la libertà nasce dalla possibilità di leggere e studiare

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Quella di oggi è una giornata di cui ce ne dovrebbero essere miliardi.

Ci si unisce contro il dramma della schiavitù. Ci si ribella, anche se non basta.
E io ripenso ad un libro.

Di quelli semplici e profondi. Che si incontrano casualmente e non si lasciano più.
Ci racconta di una sudditanza che è implicita ed esplicita allo stesso tempo.

Una storia vera. Un pizzico di vita raccontato dalle parole e dagli occhi di una bambina: una Dalit, un’impura. Bharti Kumari, attraverso Abira Dhar, è autrice di “La maestra bambina”. La sua scelta è quella di mettere nelle nostre mani il suo mondo, visto da lei e assimilato, goccia dopo goccia, dalla sua fresca anima. Nella sua India fatta di caste, lei è costretta ad un’esistenza di povertà e sottomissione.

È donna, persino: questo la inchioda ad una condizione sociale senza spiragli, fatta di case di fango e paglia, che vanno via con un incendio, assieme a sua madre: quella adottiva, unica e vera. È la storia autentica di una bimba di dieci anni o poco meno, che viene raccolta vicino ai binari in una affollata e indifferente stazione, da un animo dolce che la cresce con amore incondizionato, quando il mondo intorno la etichetta senza remore come “bastarda”.

È la vita di una bambina che perde quel poco che possiede e, più di tutto, vede volare via l’unica persona che l’abbia considerata essenza di vita e bellezza, al di là delle caste, al di là del suo essere orfana: la sua dolce Ma. Barthi Kumari, autrice-protagonista, è una bambina che vuole studiare, perché nella cultura vede una speranza concreta. Ama essere utile agli altri, ama insegnare, ama apprendere. È riconoscente sin dalla prima pagina a chi l’ha accolta come una figlia, a chi le ha permesso di inseguire la sua speranza. Ringrazia esplicitamente, dedicando a parole semplici un’intera pagina del suo racconto. Bharti non è mai stata una bastarda. Bharti è viva e sogna. Per la sua società, la maestra bambina appartiene agli Intoccabili.

A me, dopo aver assaporato la sua storia, piace pensare a come Gandhi chiamava gli oppressi: harijan, ovvero “figli di Dio”. E allora chiudo il libro e mi domando: in una storia di bambina, una speranza? E mi rispondo che per la speranza non ci sia posto migliore.

Vittoria Coppola

  

2 dicembre 2014

  
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Vittoria Coppola

Nata in Salento, splendido territorio in cui tutt’ora vive e lavora.
Per diversi anni ha lavorato nel settore turistico, che continua a seguire con passione e interesse.
Ha due romanzi all’attivo. Il primo – “Gli occhi di mia figlia” – grazie ai lettori che lo hanno sostenuto, nel 2012 ha vinto l’annuale concorso-sondaggio del Tg1 “Il libro dell’anno lo scegli tu”-Billy il vizio di leggere.
Il secondo romanzo è uscito nel novembre 2012, si intitola “Immagina la gioia”. Ad oggi è alla terza ristampa.
Entrambi sono editi da Lupo Editore.
Nel luglio 2012 ho ricevuto il Premio Nazionale Vrani per la Cultura.

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