Grano d'Aprile

Vittoria Coppola

La lettura è colorarsi la pelle

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I social network – quando usati con cognizione – offrono diverse opportunità. Una fra tutte è quella di ritrovarsi a parlare di libri e piacere di leggere anche grazie a delle pagine. Che diventano piccoli mondi in cui scambiare opinioni, consigliare, capire. E’ stato proprio all’interno di una pagina su Facebook che io ho potuto conoscere un ragazzo, amante appassionato dei libri. La pagina in questione è "Libri: Parole d’amare", gestita da una giovane lettrice, appassionata anche lei (Michela Castagna). Il ragazzo in questione si chiama Gino. Bene, in un periodo (direi anche troppo lungo) in cui non si fa altro che dire e sottolineare quanto la nostra Italia sia povera di lettori, sono felice di dedicare questo spazio a lui, che condividerà con tutti noi il suo amore per i libri. Gino ci indicherà le sue letture preferite e anche quelle meno amate. Perché è bello confrontarsi sui libri da leggere. Si comincia ad amarli proprio così! Sono certa che più di qualcuno, tra chi leggerà questo post, sarà desideroso di andare in libreria, in biblioteca, ovunque possa avere tra le mani un libro. Per conoscere una nuova storia. Viverla e amarla.

La parola a Gino: leggete fino in fondo!

"La lettura è colorarsi la pelle, è tingersi di vite altrui, è sognare attraverso gli occhi dei protagonisti, è correre, sorridere, arrabbiarsi attraverso le loro avventure. Leggere è vivere più vite contemporaneamente, è esplorare secoli a noi sconosciuti, inoltrarsi in realtà lontane dalle nostre, o forse impossibili. Leggere è l’arte del divagare, del credere nella bellezza dei sogni, e nelle forza delle parole. E’ entrare nell’Altrove, è il restare in bilico tra il reale e l’immaginario. E’ sentirsi sazio anche senza aver mangiato. Sazio di emozioni, di avventure, di storie, di sentimenti. La lettura è un antidoto contro i mali del mondo. La lettura è la salvezza contro la dannazione. E’ avere cura di se stessi, della propria mente, e del proprio corpo. Leggere per me è come respirare, è affondare le mie mani nella pasta modellata dallo scrittore, e che magari io rimodello a mia volta. Attraverso le pagine di un libro ci si può plasmare, si può cambiare identità, si può volare, c’è l’arte della finzione che si contrappone alla magia della realtà. E’ bramare attraverso gli stati d’animo dei personaggi, è patire insieme a loro, è domandarsi, interrogarsi di tutti quei “perché” che si formano durante la lettura. E’ provarne a darne un senso, prima alla lettera, poi magari riscriverne con la mente una propria personale versione. Sono un ragazzo giovane, per la mia età penso di aver letto già abbastanza libri, anche se non si finisce mai di meravigliarsi, di stupirsi, di sognare attraverso le pagine. Ad oggi guardando la mia libreria virtuale che tiene ordinatamente il conto, ho letto più di 700 libri. Ogni volta ogni libro a suo modo ha smosso qualcosa dentro di me: che sia rabbia, tristezza, felicità, stupore, inappagamento. Anche il libro che più di tutti mi ha deluso, ha smosso dentro di me sentimenti. L’uomo vive di sentimenti, e agisce e costruisce per raggiungerne di veri. Un libro che non ti lascia emozioni, bensì indifferenza non è degno di essere chiamato tale. I libri sono l’anima del mondo, devono smuoverlo, devono portarlo e abbracciarlo verso l’immenso, quell’immenso che dovrebbe essere gioia condivisa, non malumore occasionale. Avrei troppi libri da scegliere, e forse non sarebbe giusto citarne due o tre, già so che poi degli altri nella libreria mi guarderebbero in cagnesco. Decido di riportare uno stralcio di un libro che sento molto vicino a me, alla sensibilità di lettore, e all’uomo che tende di sormontare sempre l’ostacolo, nonostante le continue e importanti cadute:

“Il passato non determina il futuro. Puoi fare più di quello che pensi. L’amore non è mai uno spreco. Non smettere mai di imparare. Cerca la bellezza. Il sonno e i sogni ti purificano. Rispetta la sofferenza degli altri, ma non darle il potere di distruggerti. Abbi fede nella natura. Nessuno sa fare tutto le cose che sai fare tu. Rispetta la forza e la bellezza del tuo corpo. Trasforma la bellezza in una sfida. Credi in ciò che ami. Fare del bene ti rende più forte. Apriti all’amore degli altri. Ricrea ogni giorno la tua vita. Tutto è in continuo cambiamento. Non c’è nulla di duraturo.”

Così scrive Peter Cameron in “Un giorno questo dolore ti sarà utile”, da cui è strato tratto anche un film diretto da Roberto Faenza.

Siamo in animi in continua evoluzione, e attraverso la lettura moltiplichiamo la nostra essenza, la spargiamo nel mondo; c’è uno scambio vicendevole, si dona un pezzo di sé per poi riceverne altri.

Mi piace molto accostare la lettura, alla muta delle piume degli uccelli, ai peli dei mammiferi, alla pelle dei rettili, si esce come i serpenti dalla pelle vecchia come se fosse un vestito e se ne indossa un altro, sempre nuovo, e mai come il precedente.

Libri preferiti, e che mi hanno deluso? Sicuramente consiglierei “Il cacciatore di aquiloni” di Hosseini per sognare insieme ad Amir; “Il viaggio di Teo” di Catherine Clement per riorganizzare il proprio mondo interiore; “1984” di Orwell è un po’ il mio libro, il libro che ancora oggi ha un’attualità disarmante; “Il fu Mattia Pascal” di Pirandello perché è un interrogativo alla vita; “L’eredità dei corpi” di Marco Porru per soffrire e crescere attraverso la storia di Raniero e Gabriele; “Indignatevi!” di Hessel perché come dice il libro “Creare è resistere. Resistere è creare”; ne consiglio un ultimo, ma starei ancora qui a dire titoli, ultimo non perché meno importante “Chiamami col tuo nome” di André Aciman perché nessuno è composto per un solo strumento, fin dalla nascita siamo accordati per affogare in più respiri. Sconsiglierei “La bambina silenziosa” di Peter Hoeg, per l’ingarbugliamento della trama, non si lascia leggere, anzi pare quasi una sfida (ci tengo a precisare, che poi l’ho terminato, non amo abbandonare i libri); “Il libro segreto di Dante. Il codice nascosto della Divina Commedia” di Francesco Fioretti seppur all’inizio sembra avere consistenza nella trama, nella successione delle pagine si perde, quasi a voler divagare su altro. Dante ci sarebbe rimasto male; “Storia della mia gente” di Edoardo Nesi, ennesima beffa del Premio Strega; infine sconsiglierei tutti i libri di Clara Sanchez, sarà un po’ anche per gusto personale, ma a me questa scrittrice non trasmette proprio nulla, e puntualmente da lettore caparbio provo a rileggerla.

Leggo per evadere dalla realtà, per crescere, per vivere la vita oltre la vita. Si dovrebbe leggere per volersi bene, tante volte non ce ne vogliamo abbastanza, la lettura è una forma di accudimento che attraversa l’anima e alimenta il cervello."

di Gino Centofante

Nel ringraziare pubblicamente Gino per la sua preziosissima testimonianza, vi segnalo che lui stesso è autore di testi poetici bellissimi… Ve ne parlerò presto!

Grazie di cuore, Gino!

16 ottobre 2013

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Vittoria Coppola

Nata in Salento, splendido territorio in cui tutt’ora vive e lavora.
Per diversi anni ha lavorato nel settore turistico, che continua a seguire con passione e interesse.
Ha due romanzi all’attivo. Il primo – “Gli occhi di mia figlia” – grazie ai lettori che lo hanno sostenuto, nel 2012 ha vinto l’annuale concorso-sondaggio del Tg1 “Il libro dell’anno lo scegli tu”-Billy il vizio di leggere.
Il secondo romanzo è uscito nel novembre 2012, si intitola “Immagina la gioia”. Ad oggi è alla terza ristampa.
Entrambi sono editi da Lupo Editore.
Nel luglio 2012 ho ricevuto il Premio Nazionale Vrani per la Cultura.

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