Grano d'Aprile

Vittoria Coppola

La luce nuova di Caterina Saracino

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Quanto è difficile descrivere se stessi in relazione con il mondo, con la vita, con quello che ci circonda? Tanto, troppo. Perciò proverò a parlare di me solo in relazione alla scrittura, quell’entità che ancora conosco poco, nonostante la nostra lunghissima amicizia, ma che seguo ovunque voglia condurmi.

Sono nata a Bari nel 1982 e mia madre mi racconta che sono stata molto precoce nell’imparare a leggere a scrivere: le lettere (di plastica) già mi attraevano, e quando poi, alle scuole elementari, dovevamo scrivere “i pensierini” e poi i temi, per me era la Completa Felicità. La gioia di scrivere (alle medie e poi al liceo) è sempre rimasta tale, ed ero ben contenta quando gli insegnanti mi lodavano per questa mia dote, leggendo i miei compiti a casa davanti ai miei compagni.

Ma la scrittura, per me, cominciò ben presto a diventare un’amica privata, solo mia, di cui quasi mi vergognavo, anche quando uscivo da scuola. Le cose che scrivevo per puro diletto erano “proibite” persino per la mia famiglia, che mi vedeva china a scrivere per ore, ma che non aveva mai la soddisfazione di sapere di cosa o di chi scrivessi. A un certo punto della mia vita, quando per anni il destino mi ha riservato una cattiveria che mi ha rovinato l’adolescenza, la scrittura è diventata la sola e unica valvola di sfogo, per me. Grazie a lei mi prendevo le rivincite sulla mia condizione, coltivavo il mio spirito per dimenticare il mio viso, quello di cui tutti ridevano.

Quando sono guarita, la scrittura mi ha suggerito che era arrivato il momento di scoprirsi. E così, per gradi, ho cominciato le prime pubblicazioni, fino ad arrivare poi ai romanzi. “Il giardino irraggiungibile” (2008), “Grigio” (2010) e “La luce giusta cade di rado” (2014). Il primo romanzo era una storia d’amore platonico tra un trentenne e una liceale dalla bellezza “drammatica”. La vicenda si sviscerava tra tragedie e rivelazioni, e il finale era dei più tetri.

Questo romanzo, cominciato a vent’anni e stampato in due edizioni di piccolissima tiratura, mi ha fatto innamorare perdutamente delle emozioni che seguono la pubblicazione. “Scoprirsi”, attraverso le proprie trame e i propri personaggi, era la cosa più bella che mi potesse capitare. Il secondo romanzo, “Grigio”, è stato un altro tassello importante della mia vita. Era la storia di una colpa troppo grave per un bambino (che uccide per sbaglio la cuginetta), della sua atroce espiazione, dell’amore “paralizzato” di sua sorella, Morgana, una ragazza grigia in tutto e per tutto. Nonostante le vendite limitate, lo considero un grande successo, per l’affetto che mi ha regalato da parte del mio piccolissimo pubblico.

Il mio nuovo romanzo, “La luce giusta cade di rado”, è un’avventura a cui mi sono appena affacciata. Essendo stata discriminata e derisa per la mia diversità, non ho mai dimenticato quelle sensazioni e oggi mi sento in comunione con coloro che sono considerati tali. Da questo è nata la mia volontà di scrivere un romanzo che mettesse a nudo lo squallore spirituale di chi ha il dito puntato, la cattiveria gratuita verso chi non può difendersi. Le “vittime” sono, in questo libro, gli omosessuali e le persone affette da autismo. Si racconta la storia di tre giovani fratelli: Asia, affetta da un disturbo della sessualità, Emma, autistica, e Thomas, omosessuale represso. Le loro vicende sono viste (e vissute) attraverso gli occhi del loro coetaneo Miro, dirimpettaio, che si riavvicina a loro dopo aver scoperto che il proprio padre, il giornalista cinquantenne Lorenzo, intrattiene una relazione epistolare con Asia, ed è deciso a scoprirne i particolari più torbidi.

Cadrà anche lui nella “trappola” di Asia, e riconquisterà l’amicizia di Thomas. Quest’ultimo, che ha vissuto nella finzione per tutta la vita (per non ferire la madre, bigotta), parteciperà a un reality show dove si innamorerà senza rimedio di un concorrente, un ragazzo italo-americano. Sarà questo l’ingresso in una spirale verso il basso. Il romanzo è suddiviso in tre parti, come fosse una staffetta narrativa. Nella prima parla Miro (spettatore esterno/interno), nella seconda Asia (attrice della vicenda), nella terza il narratore onnisciente (o, per meglio dire, il regista televisivo).

L’equilibrio tra odio e amore, in questo romanzo, è sempre in bilico. La chiave d’interpretazione, soprattutto del finale, è affidata alla personalità di chi lo legge. Di questo me ne sono accorta solo di recente, con i primi commenti dei lettori: sembra quasi che ognuno abbia letto un finale diverso! Non scrivo romanzi per dare messaggi (non ne sarei capace!) ma mi piace pensare che i miei personaggi possano parlare per me, possano far sentire la propria voce e diventare, anche se in una briciola, alleati delle anime belle che lo leggeranno.’

Queste parole appartengono a Caterina Saracino, autrice di ‘La luce giusta cade di rado’. Potevo scegliere di scrivere un’introduzione, ma mi sono detta ‘non è necessario’. Le parole di questa giovane autrice hanno diritto di occupare ogni centimetro di questo post, senza essere disturbate. Ho incontrato Caterina Saracino per caso, scambiando con lei alcuni messaggi. Ho letto il suo libro. Ve lo consiglio così.

Buona, buonissima lettura!

12 febbraio 2014

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Vittoria Coppola

Nata in Salento, splendido territorio in cui tutt’ora vive e lavora.
Per diversi anni ha lavorato nel settore turistico, che continua a seguire con passione e interesse.
Ha due romanzi all’attivo. Il primo – “Gli occhi di mia figlia” – grazie ai lettori che lo hanno sostenuto, nel 2012 ha vinto l’annuale concorso-sondaggio del Tg1 “Il libro dell’anno lo scegli tu”-Billy il vizio di leggere.
Il secondo romanzo è uscito nel novembre 2012, si intitola “Immagina la gioia”. Ad oggi è alla terza ristampa.
Entrambi sono editi da Lupo Editore.
Nel luglio 2012 ho ricevuto il Premio Nazionale Vrani per la Cultura.

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