Grano d'Aprile

Vittoria Coppola

La poesia non discrimina, è oro prezioso per l’essere

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Lecce.
Aperitivo in un ristorante all’ombra del Barocco.
Due calici di vino e tante curiosità.
 
Ho incontrato Alessandra Peluso: poetessa e critico letterario.
Abbiamo fatto assieme un tuffo nel mare profondo e limpido della poesia.
Per me è stata un’occasione straordinaria.
 
Vi invito a seguire l’autrice, attraverso i suoi blog e anche sui social network.
Intanto, ecco per voi le sue parole.
Vi prenderanno per mano…
SULLA POESIA
Intervento di Alessandra Peluso
“Mi è stato chiesto di parlare di poesia. Complesso. È come affrontare il tema della vita. Non si sa da che parte cominciare, quali punti di riferimento avere, cosa è importante dire che agli altri interessi.
Ebbene parto dal presupposto, o meglio da un postulato: la poesia è la vita. È ovunque, in ogni istante, in ogni momento, nella quotidianità, nell’essenza dell’animo e nel corpo.
 
È il modo più aulico e sublime col quale si possa comunicare e comunicarsi. È in ogni dove, dal Sud al Nord del mondo, passato e presente.
Ho letto di poesia, ma non molto, mai abbastanza, è sconfinata come la bellezza, non si può arginare in confini, sarebbe limitante e riduttivo. 
 
Scrivo versi come necessità di conoscermi, di catturare sensazioni ed emozioni laceranti a volte, per comunicare l’amore e la passione per la vita e la filosofia. “Se la vita può essere una possibile poesia, la filosofia potrebbe essere una possibile poesia…”. E come non pensare a Nietzsche o a Camus? 
Poeti che hanno tracciato solchi profondi nella storia dalla cui poesia musicale, melodiosa, penetrante ha dato origine poi al pensiero filosofico.  
 
Oggi molti scrivono versi, nonostante si dica che la poesia non venda o che i giovani siano catturati dal materialismo, fortunatamente c’è chi scrive e sono tanti. Anime sensibili, anime irose, anime sole che tentano con la scrittura di comunicare il loro essere o semplicemente di farsi compagnia.
La poesia è una fedele compagna. La poesia non ci lascia soli.
 
A proposito di poesia non posso non citare Alda Merini: «Le più belle poesie – scrive Alda Merini – si scrivono sopra le pietre / coi ginocchi legati e le menti aguzzate dal mistero. Le più belle poesie si scrivono davanti / ad un altare vuoto, accerchiati da agenti della divina follia». Eh sì, perché i poeti spesso son folli, scrivono di amore e passione in modo altamente creativo e razionalmente inspiegabile, parlano di vita come dice Claudia Ruggeri senza ricorrere in versi, all’ottava, sono coloro che “combattono, sudano / per adattare l’atona vita / al ritmo / dei versi.      
 
E a proposito di poesia salentina e di punti di riferimento mi viene in mente la recentissima pubblicazione “A Sud del Sud dei Santi”, a cura di Michelangelo Zizzi (LietoColle): un lavoro complesso e oneroso sulla poesia salentina che illumina il valore e il ricordo di un passato spesso dimenticato o non conosciuto affatto. E qui si possono fare i nomi di Antonio Verri, Salvatore Toma, Vittorio Bodini, Pietro Gatti, Claudia Ruggeri sulla quale solo in questi anni si stanno organizzando convegni e molti altri i nomi di poeti – nuovi germogli – che comprendono non solo l’area salentina ma che fanno parte dell’intera Puglia.
 
La poesia non discrimina, non appartiene ai salotti letterari o a luoghi accademici, appartiene a tutti, è un bene inestimabile – “oro prezioso dell’essere” – (per citare il titolo di un libro del noto filosofo Sossio Giametta) e i poeti come tali non possono essere relegati e considerati un elites o peggio sognatori che non percepiscono il valore della realtà, rinchiusi in una nicchia.  
 
La poesia richiede spazio e attenzione, richiede – come “L’Infinito” del Leopardi  o l’“Addio ai monti sorgenti dalle acque” di Manzoni – spazi immensi e menti libere, libere senza giudizi né pregiudizi. Libere di volare alto col solo peso del respiro.
 
E dalla magnificenza dei classici, ricordando Saffo ad esempio, ad Antonia Pozzi, Sandro Penna, al poeta ligure Giorgio Caproni, il fiorentino Mario Luzi, la grande e già citata Alda Merini, una donna che ha amato tremendamente l’amore e lo ha cercato instancabilmente. Maurizio Cucchi, Pietro Berra, Elisa Biagini, Marina Pizzi. Così come Elio Ria, Vito Antonio Conte, Stefano Donno che gettano inchiostro per scolpire parole dense di vita. Non è un caso che:   
 
«il poeta deve parlare, deve prendere questa materia incandescente che è la vita di tutti i giorni, e farne oro colato… Ora la poesia dovrebbe essere un fenomeno un po’ più extraconiugale, diciamo un fenomeno collettivo. Per carità, non tutti hanno voglia, quando tornano dal lavoro, di leggersi i poeti, che Dio ce ne guardi. Però la poesia educa il cuore, la poesia fa la vita, riempie…e magari certe brutte lacune, alle volte anche la fame, la sete, il sonno. Magari anche la ferita di un grande amore, un amore che è finito, oppure un amore che potrebbe nascere». (Alda Merini).
 
Così penso e condivido la poesia è vita e va decantata e apprezzata  come la stessa anche quando sembra non valerne la pena di essere vissuta.”
Alessandra Peluso

24 luglio 2013
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Vittoria Coppola

Nata in Salento, splendido territorio in cui tutt’ora vive e lavora.
Per diversi anni ha lavorato nel settore turistico, che continua a seguire con passione e interesse.
Ha due romanzi all’attivo. Il primo – “Gli occhi di mia figlia” – grazie ai lettori che lo hanno sostenuto, nel 2012 ha vinto l’annuale concorso-sondaggio del Tg1 “Il libro dell’anno lo scegli tu”-Billy il vizio di leggere.
Il secondo romanzo è uscito nel novembre 2012, si intitola “Immagina la gioia”. Ad oggi è alla terza ristampa.
Entrambi sono editi da Lupo Editore.
Nel luglio 2012 ho ricevuto il Premio Nazionale Vrani per la Cultura.

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