Grano d'Aprile

Vittoria Coppola

Memoria

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Mantenere vivo il ricordo di una morte che non appartiene soltanto a chi c’è stato.

Si dice spesso sia un dovere. Concordo. Anche se mi viene da pensare che questo preciso ricordo sia qualcosa di naturale.

Immagino che ognuno di noi abbia nel cuore un angolo che resterà per sempre opaco. Non può non essere così.

L’odio ha assunto i colori peggiori. Ha colpito senza ritegno milioni di innocenti.

L’odio ha ucciso persone come noi. E quindi tutti noi siamo stati uccisi. Io come tanti sono cresciuta leggendo libri che hanno raccontato pezzi di vite spezzate. Trucidate.

Attraverso quei testi ho potuto avvertire l’odore di una strage. L’odore mi ha riempito le narici. Non passa, non può passare questa semplice percezione.

Mai più odio. Mai più dignità calpestate.

Rispettiamoci e non dimentichiamo, perché accantonare – o addirittura negare – ciò che è stato, vuol dire morire. Vuol dire uccidere ancora.

27 gennaio 2014

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Vittoria Coppola

Nata in Salento, splendido territorio in cui tutt’ora vive e lavora.
Per diversi anni ha lavorato nel settore turistico, che continua a seguire con passione e interesse.
Ha due romanzi all’attivo. Il primo – “Gli occhi di mia figlia” – grazie ai lettori che lo hanno sostenuto, nel 2012 ha vinto l’annuale concorso-sondaggio del Tg1 “Il libro dell’anno lo scegli tu”-Billy il vizio di leggere.
Il secondo romanzo è uscito nel novembre 2012, si intitola “Immagina la gioia”. Ad oggi è alla terza ristampa.
Entrambi sono editi da Lupo Editore.
Nel luglio 2012 ho ricevuto il Premio Nazionale Vrani per la Cultura.

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