Grano d'Aprile

Vittoria Coppola

Recuperiamo la nostra intimità

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Leggo da un paio di giorni su alcune riviste che è stata lanciata una nuova moda, che risulta essere un po’ una nuova sfida: le donne si fotografano dopo il parto.

Dopo un momento così universalmente intimo per l’animo femminile, il corpo è ovviamente ammorbidito. È naturale e sacrosanto: ha accolto una vita al suo interno! Eppure le mamme si sentono brutte, inadeguate, scarsamente desiderabili. E questa insicurezza le rende suscettibili.

Mi chiedo: per recuperare la sicurezza di se stesse che passa attraverso il corpo, fotografarsi nude, può essere risolutivo? Io credo di no. Nella nostra società dell’immagine a tutti i costi, rendere pubblico il proprio corpo non ci fa essere più sicure. L’approvazione di un popolo, virtuale o meno, non ci garantisce il nostro stesso consenso. Se noi donne, dopo il dono inestimabile di un figlio, non ci amiamo da sole, non potremo stimarci attraverso gli occhi curiosi degli altri.

A parer mio, un messaggio, se argomentato, ha tutto il diritto di essere condiviso. Ma non è necessario spogliarsi per accettarsi. Amiamoci, per noi e per i nostri figli, senza per forza toglierci i vestiti.

Vittoria Coppola

8 maggio 2014

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Vittoria Coppola

Nata in Salento, splendido territorio in cui tutt’ora vive e lavora.
Per diversi anni ha lavorato nel settore turistico, che continua a seguire con passione e interesse.
Ha due romanzi all’attivo. Il primo – “Gli occhi di mia figlia” – grazie ai lettori che lo hanno sostenuto, nel 2012 ha vinto l’annuale concorso-sondaggio del Tg1 “Il libro dell’anno lo scegli tu”-Billy il vizio di leggere.
Il secondo romanzo è uscito nel novembre 2012, si intitola “Immagina la gioia”. Ad oggi è alla terza ristampa.
Entrambi sono editi da Lupo Editore.
Nel luglio 2012 ho ricevuto il Premio Nazionale Vrani per la Cultura.

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